Siero

Altri campi di applicazione importanti della terapia biomolecolare  sono allergie e processi autoimmuni.

Nella medicina classica si cerca di iposensibilizzare l’organismo contro l’allergene responsabile oppure di reprimere i sintomi con dei medicinali.

Dopo aver testato gli allergeni si effettua una iposensibilizzazione per un periodo di 2 -3 anni. Tra le indicazioni molto promettenti dell’iposensibilizzazione vi sono le allergie alle punture di api e vespe.

 

Pollinosi: scarsi successi con l’iposensibilizzazione

Si parla spesso di gravi incidenti. Nel caso della pollinosi l’iposensibilizzazione è alquanto dubbia.  Nello stato asmatico questa terapia può essere assunta solo in concomitanza con la consueta terapia medica.  In caso di allergia agli acari della polvere domestica o agli epiteli animali, l’esperienza dimostra che l’iposensibilizzazione è addirittura inefficace. Nella Tabella 2 sono riportati i criteri di esclusione e le controindicazioni dell’iposensibilizzazione.

 

Con la controsensibilizzazione  si percorre un’altra strada, solitamente adottata in come misura complementare o autonoma nel trattamento di allergie e malattie autoimmuni. Si preleva il sangue del paziente nel momento dell’apice della crisi, quando il titolo di anticorpi è particolarmente elevato.  Nel laboratorio sieroterapico,  il siero viene mescolato con un veicolo colloidale, l’attivatore di siero. Questo “rende estranei” gli anticorpi patologici del paziente. Successivamente si producono delle soluzioni pronte per essere iniettate diluite fino a 10-12. Queste vengono re-iniettate nel paziente in concentrazioni crescenti. Le soluzioni possono anche essere inalate o applicate per via orale.

 

Osservazione nel lungo periodo per oltre 30 anni

La controsensibilizzazione come autoemoterapia modificata non attacca l’allergene, bensì mira alla risposta immunitaria specifica del paziente. In caso di un’allergia le cellule solitamente immunocompetenti non tollerano componenti del siero propri della patologia   come gli antigeni. L’attivatore di siero trasforma gli anticorpi e gli autoanticorpi allergici in immunogeni, che vengono riconosciuti come estranei al corpo. Ciò provoca una controreazione  specifica, ovvero la formazione di anticorpi bloccanti.

La controsensibilizzazione quindi sfrutta i meccanismi fisiologici di feedback per attenuare le reazioni immunitarie abnormi . Nella Tabella 3 sono elencati i singoli vantaggi della controsensibilizzazione. Un vantaggio particolare è dato dal fatto che si elimina la laboriosa fase di testare l’allergene. Solo in casi rari si parla si leggere reazioni del paziente, come arrossamento del punto di iniezione o aumento dei sintomi. In presenza di tali reazioni si torna ad una maggiore diluizione. Finora non sono comparse reazioni anafilattiche.

Vari studi sperimentali hanno dimostrato, che la controsensibilizzazione riduce il titolo di anticorpi patologici. In un’osservazione sul lungo periodo, per oltre 15 anni, Peci ha trattato con controsensibilizzazione 328 pazienti. Allergie della pelle, raffreddore da fieno e asma bronchiale è stato somministrato con successo   a oltre 80 percento dei pazienti  (Tabella 4). Altre allergie hanno manifestato reazioni in oltre il 20 percento dei casi. Ripetendo il trattamento di controsensibilizzazione una o due volte è stato possibile ottenere un ulteriore miglioramento.

Bonnet ha trattato 170 bambini con la controsensibilizzazione e con i preparati organici consigliati  (Tabella 5). Anche Bon­net ha avuto successo nel trattamento di pollinosi, asma bronchiale e infezioni recidivanti in oltre 80% dei pazienti. Nella neurodermite il successo della terapia è leggermente inferiore.

 

Controllare i processi autoimmuni

Al giorno d’oggi sono in aumento le patologie che mostrano una componente autoimmune. Così, per esempio, attraverso la produzione di anticorpi e l’attivazione di linfociti T, un’infezione porta alla generazione di mediatori dell’infiammazione e infine alla distruzione tissutale. A causa della mancanza di controllo immunologico, in alcuni casi questo processo può anche autonomizzarsi.  Attraverso il processo autoimmune il danno tissutale progredisce anche quando l’agente scatenante non è più attivo. Al processo di distruzione immunologico partecipano gli anticorpi e il sistema complementare.

Qui interviene  (= idrolizzato). Si isolano gli anticorpi dal siero del paziente che vengono poi separati in frammenti enzimatici Fab e Fc. Nell’anticorpo intatto la parte Fc attiva l’immunocomplemento attivo.

Separando i frammenti Fc si impedisce l’attivazione del sistema complementare. In seguito ad iniezione i frammenti Fab occupano i punti di adesione degli antigeni e bloccano il -processo immunologico patogeno. I complessi risultanti possono essere metabolizzati senza ulteriori danni tissutali.

Stampa Stampa | Mappa del sito
Atp GmbH Hohe Strasse 29 Chemnitz Germany Rappresentanza italiana + 39 02.70635354